One Hour Photo

Regia: Mark Romanek; soggetto e sceneggiatura: Mark Romanek; interpreti: Robin Williams, Connie Nielsen, Michael Vartan, Dylan Smith, Eriq La Salle, Erin Daniels, Paul H. Kim, Gary Cole, Lee Garlington, Marion Calvert, David Moreland, Shaun P. O'Hagan, Jim Rash, Guy Dave Engfer, Nick Searcy, Jimmy Shubert; produttori: Jeremy W. Barber, Robert Katz, Pamela Koffler, Robert B. Sturm, Christine Vachon, John Wells, Stan Wlodkowski, musica originale: Reinhold Heil, Johnny Klimek; fotografia Jeff Cronenweth; montaggio : Jeffrey Ford; ricerca attori: Deborah Aquila, Mary Tricia Wood; scenografia: Tom Foden; direzione artistica: Michael Manson; preparazioen set Tessa Posnansky; costumi: Arianne Phillips; trucco: Cheri Minns, Stephen Robinette; società di produzione: Catch 23 Entertainment, Killer Films, Laughlin Park Pictures, Madjak Films; nazionalità USA; anno di produzione 2002; durata: 98 min.

URL: http://us.imdb.com/Title?0265459
URL: http://www.foxsearchlight.com/onehourphoto/
TRAILER

L’addetto allo sviluppo rapido di fotografie in un supermercato immagina di fare parte della famiglia, apparentemente perfetta, di una balla signora, sua cliente. Proprio mentre sta per abbandonare il lavoro, lo hanno licenziato perché hanno scoperto che si porta via le copie di tutte le foto della famiglia sognata, scopre casualmente che il marito della donna ha un’amante. Per vendicarla segue il fedifrago e lo costringe a simulare un amplesso con la nuova partner. La messa in scena dovrebbe servire per una serie di fotografie, in realtà sono scatti a vuoto. Quando la polizia lo arresta scopriremo che la sua ossessione deriva dagli abusi sessuali a cui lo costringeva il padre. E’ buona abitudine non raccontare in dettaglio la trama di un film, se abbiamo fatto un’eccezione è perché One Hour Photo di Mark Romanek è tutto tranne che un thriller. E’, piuttosto, il ritratto della solitudine e disperazione dell’uomo medio stretto nella morsa dei desideri suscitati dall’immagine pubblicitaria del mondo e la realtà di tutti i giorni. In questo senso la scelta di ambientare la storia, per buona parte, in un supermercato è quanto mai indicativa. Robin Williams, in un ruolo drammatico, dà fondo alle sue notevoli doti d’interprete per disegnare una persona comune ossessionata da un mito di perfezione e successo del tutto irraggiungibile. Poiché si tratta di modelli che hanno ormai assunto dimensioni universali, il film diventa uno specchio in cui possiamo scorgere anche il nostro viso. La tessitura claustrofobica del racconto, quasi interamente girato in interni, la cura con cui è descritto l’appartamento, asettico e ordinatissimo, in cui vive il protagonista, la perfezione cartolinesca della casa della “famiglia sognata”, tutto questo costituisce un nucleo dialettico di grande forza e importanza. Viene anzi da notare come disturbi la trovata finale di collegare l’ossessione del maturo commesso agli abusi sessuali subiti in gioventù, quasi che il suo caso sia eccezionale. In realtà il ritratto che il film descrive, sino a pochi minuti dalla fine, è di quelli in cui è possibile riconoscere il nostro vicino di casa e, se abbiamo un grammo di spirito autocritico, anche una parte di noi stessi.

 
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