L’avaro

Testo: Jean-Baptiste Poquelin, in arte Molierè; regia: Gabriele Lavia; traduzione: Cesare Garboli; interpreti: Gabriele Lavia, Francesco Bonomo, Manuela Maletta, Lorenzo Lavia, Marco Cavicchioli,  Vittorio Vannutelli, Clotilde Sabatino, Andy Luotto,  Faustino Vargas. Vittorio Vannutelli, Emanuela Guaiana, Luca Fagioli, Alfredo Iacopini, Giancarlo Condè, Patrizia Crea; scenografia: Carmelo Giammello; costumi: Andrea Viotti; musiche originali: Andrea Nicolini; progetto luci: Pietro Sperduti; capo macchinista: Luciano Cozzi; fonica: Riccardo Benassi; capo sarta: Patrizia Crea; amministrazione: Alfredo Iacopini; 1°macchinista: Nicola Perrotta; assistenti alla regia: Laura Geraci, Ilaria Testoni; ufficio stampa: Barbara Ghinfanti, Carla Fabi; realizzazione costumi; Sartoria Farani, Patrizia Crea; realizzazione scena: Scenotek Service; luci: Gianchi s.r.l.; trasporti: Mondial Trasporti; parrucche: Rocchetti & Rocchetti; produzione esecutiva: Mariano Anagni.

URL: http://www.compagnialavia.it/

Moliére scrisse L’Avaro nel 1668 sulla falsariga di un’antica commedia di Plauto: Aulularia, d’allora questa commedia è diventata un appuntamento obbligato per i teatranti che si rivolgono all’opera del gran classico francese. La storia è giocata sull’avarizia patologica di cui è preda il vecchio Arpagone, disposto a qualsiasi bassezza pur di accumulare denaro. E’ famosa la scena della preparazione del pranzo nuziale in cui gli ingredienti sono progressivamente ridotti sino alla quasi scomparsa. Le storie di contorno, gli amori dei figli così come l’inevitabile agnizione finale, sono un puro pretesto per un esercizio di carattere fra i più ardui e affascinanti. Gabriele Lavia, in veste di regista e interprete, rompe questa gabbia tradizionale estraendone un apologo sull’ossessione dell’accumulo di ricchezza contro ogni logica e umanità. Ci arriva dando allo spettacolo un tono circense con tanto di nani, maschere, ballerine. Il personaggio centrale diventa così meno invadente e il quadro assume maggiore equilibrio. La proposta ha tempi forse un po’ troppo distesi – oltre tre ore di palcoscenico – ma appare originale, divertente e godibilissima.

 
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